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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 40
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Vengono subito inviate a Cesare da Cicerone lettere, con la promessa di grandi ricompense se i portatori le avessero recapitate: ma, bloccate tutte le strade, i messaggeri vengono intercettati. Di notte, con il legname che avevano raccolto per la fortificazione, vengono innalzate ben centoventi torri con incredibile rapidità; e si completa ciò che sembrava ancora mancare all'opera. Il giorno dopo i nemici, radunate forze molto più grandi, assaltano l'accampamento e riempiono il fossato. Si resiste con lo stesso metodo del giorno prima. La stessa cosa accade nei giorni seguenti, uno dopo l'altro. Nessuna parte della notte viene sottratta al lavoro; non si concede possibilità di riposo né ai malati né ai feriti. Tutto ciò che serve per l'assalto del giorno successivo viene preparato di notte; si preparano molti pali aguzzi induriti al fuoco, un gran numero di giavellotti murali; si costruiscono i piani delle torri, si intrecciano merli e parapetti con graticci. Cicerone stesso, benché fosse in condizioni di salute assai precarie, non si concedeva nemmeno il tempo notturno per riposare, tanto che i soldati stessi dovevano costringerlo spontaneamente, con l'accorrere in massa e con le loro voci, a risparmiarsi.
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