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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 41
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Allora i capi e i principi dei Nervi, che avevano un qualche accesso al discorso e un motivo di amicizia con Cicerone, dicono di voler colloquiare. Concessa la possibilità di parlare, riferiscono le stesse cose che Ambiorige aveva trattato con Titurio: che tutta la Gallia era in armi; che i Germani avevano attraversato il Reno; che gli accampamenti invernali di Cesare e degli altri erano attaccati. Aggiungono anche riguardo alla morte di Sabino: mostrano Ambiorige per creare fiducia. Dicono che essi sbagliano, se sperano un qualche aiuto da questi, loro che non hanno fiducia nelle proprie forze; essi tuttavia hanno questo atteggiamento verso Cicerone e il popolo romano, che non rifiutano nulla se non gli accampamenti invernali, e non vogliono che questa usanza si radichi: che è loro permesso, senza subire danno e di propria iniziativa, allontanarsi dagli accampamenti invernali e partire senza paura verso qualunque direzione vogliano. Cicerone rispose a ciò in un solo modo: che non è consuetudine del popolo romano accettare condizioni da un nemico armato: se vogliono deporre le armi, si servano di lui come aiuto e mandino ambasciatori a Cesare; che sperano di ottenere, per la sua giustizia, ciò che avranno chiesto.
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