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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 48
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, approvato il suo consiglio, sebbene deluso nell'aspettativa di tre legioni si fosse ridotto a due, riponeva tuttavia nella rapidità l'unico aiuto per la salvezza comune. Giunge a marce forzate ai confini dei Nervi. Lì viene a sapere dai prigionieri cosa sta accadendo presso Cicerone e in quale pericolo si trovi la situazione. Allora convince, con grandi ricompense, un cavaliere gallo a portare una lettera a Cicerone. La manda scritta in caratteri greci, perché, se la lettera fosse intercettata, i nemici non potessero conoscere i nostri piani. Lo avverte che, se non potesse avvicinarsi, lanci dentro le fortificazioni dell'accampamento un giavellotto con la lettera legata al cinturino. Nella lettera scrive che, partito con le legioni, sarebbe presto sopraggiunto; lo esorta a mantenere il coraggio di sempre. Il gallo, temendo il pericolo, lancia il giavellotto come gli era stato ordinato. Questo per caso si conficca in una torre e, non notato dai nostri per due giorni, il terzo giorno viene scorto da un soldato, staccato e portato a Cicerone. Egli, letta fino in fondo, la legge davanti all'adunata dei soldati e riempie tutti di grandissima gioia. Allora si vedevano in lontananza i fumi degli incendi; e questo fatto scacciò ogni dubbio sull'arrivo delle legioni.
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