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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 49
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I Galli, saputo il fatto tramite gli esploratori, abbandonano l'assedio e si dirigono contro Cesare con tutte le forze. Queste erano circa sessantamila uomini armati. Cicerone, presentatasi l'occasione, richiede di nuovo a Verticone, che abbiamo già menzionato, un gallo che porti una lettera a Cesare; lo avverte di procedere con cautela e attenzione: scrive per esteso nella lettera che i nemici si sono allontanati da lui e hanno rivolto contro di lui tutte le loro forze. Portatagli questa lettera verso mezzanotte, Cesare informa i suoi e infonde loro coraggio per il combattimento. Il giorno dopo, all'alba, muove il campo e, avanzato per circa quattro miglia, scorge oltre una valle e un ruscello la massa dei nemici. Era impresa di grande pericolo combattere con forze così esigue su un terreno sfavorevole; allora, poiché sapeva che Cicerone era stato liberato dall'assedio, riteneva di poter allentare, con animo tranquillo, la rapidità: si ferma e fortifica il campo sul terreno più favorevole possibile e, sebbene questo fosse esiguo di per sé, poco più di settemila uomini e per giunta senza bagagli, tuttavia lo restringe quanto più può con la strettezza delle vie, con l'intenzione di apparire ai nemici nel massimo disprezzo. Intanto, inviate spie in ogni direzione, esplora con quale via possa attraversare la valle nel modo più comodo.
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