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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 52
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Temendo di inseguirli troppo oltre, poiché si frapponevano boschi e paludi e vedeva che quel luogo non poteva essere abbandonato nemmeno per un piccolo danno, arrivò lo stesso giorno da Cicerone con tutte le sue truppe incolumi. Ammira le torri costruite, le testuggini e le fortificazioni dei nemici; fatta schierare la legione, viene a sapere che non un soldato su dieci era rimasto senza ferita: da tutte queste cose giudica con quanto pericolo e con quanto valore fossero state condotte le operazioni. loda Cicerone secondo il suo merito e loda la legione; si rivolge a uno a uno ai centurioni e ai tribuni militari, di cui aveva saputo dalla testimonianza di Cicerone che il valore era stato straordinario. Sulla sorte di Sabino e Cotta viene a sapere con maggior certezza dai prigionieri. Il giorno dopo, tenuta un'assemblea, espone l'accaduto, consola e incoraggia i soldati: insegna che il danno subito per colpa e imprudenza del legato va sopportato con animo più sereno, perché, grazie al favore degli dèi immortali e al loro valore, riparata la sciagura, non resta ai nemici una lunga gioia né a loro stessi un dolore più lungo.
Longius prosequi veritus, quod silvae paludesque intercedebant neque etiam parvulo detrimento illorum locum relinqui videbat, omnibus suis incolumibus copiis eodem die ad Ciceronem pervenit. Institutas turres, testudines munitionesque hostium admiratur; legione producta cognoscit non decimum quemque esse reliquum militem sine vulnere: ex his omnibus iudicat rebus, quanto cum periculo et quanta cum virtute res sint administratae. Ciceronem pro eius merito legionemque collaudat; centuriones singillatim tribunosque militum appellat, quorum egregiam fuisse virtutem testimonio Ciceronis cognoverat. De casu Sabini et Cottae certius ex captivis cognoscit. Postero die contione habita rem gestam proponit, milites consolatur et confirmat: quod detrimentum culpa et temeritate legati sit acceptum, hoc aequiore animo ferendum docet, quod beneficio deorum immortalium et virtute eorum expiato incommodo neque hostibus diutina laetatio neque ipsis longior dolor relinquatur.
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