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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 53
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Intanto a Labieno, tramite i Remi, giunge con incredibile rapidità la notizia della vittoria di Cesare, al punto che, pur distando egli circa sessanta miglia dagli accampamenti invernali di Cicerone, e pur essendo arrivato Cesare dopo l'ora nona del giorno, prima di mezzanotte si levò un clamore alle porte dell'accampamento, con cui i Remi facevano a Labieno l'annuncio della vittoria e le congratulazioni. Giunta questa notizia presso i Treveri, Indutiomaro, che il giorno dopo aveva deciso di attaccare l'accampamento di Labieno, fugge di notte e riconduce tutte le truppe presso i Treveri. Cesare rimanda Fabio con la sua legione negli accampamenti invernali, mentre lui stesso decide di svernare con tre legioni intorno a Samarobriva in tre accampamenti, e, poiché in Gallia erano scoppiati moti così gravi, decide di restare per tutto l'inverno presso l'esercito. Infatti, giunta la notizia di quel disastro sulla morte di Sabino, quasi tutte le città della Gallia discutevano di guerra, mandavano messaggeri e ambascerie in ogni direzione, cercavano di scoprire quale decisione prendere e da dove far partire l'inizio della guerra, e tenevano di notte assemblee in luoghi deserti. E non passò quasi alcun momento di tutto l'inverno senza l'ansia di Cesare, senza che ricevesse qualche notizia sui piani e sull'agitazione dei Galli. Tra queste, da Lucio Roscio, che aveva posto a capo della tredicesima legione, fu informato che grandi truppe di Galli di quelle città che sono chiamate Armoricane si erano radunate per assalirlo e non distavano più di otto miglia dal suo accampamento invernale, ma, giunta la notizia della vittoria di Cesare, si erano allontanate, al punto che la ritirata sembrava simile a una fuga.
Interim ad Labienum per Remos incredibili celeritate de victoria Caesaris fama perfertur, ut, cum ab hibernis Ciceronis milia passuum abesset circiter LX, eoque post horam nonam diei Caesar pervenisset, ante mediam noctem ad portas castrorum clamor oreretur, quo clamore significatio victoriae gratulatioque ab Remis Labieno fieret. Hac fama ad Treveros perlata Indutiomarus, qui postero die castra Labieni oppugnare decreverat, noctu profugit copiasque omnes in Treveros reducit. Caesar Fabium cum sua legione remittit in hiberna, ipse cum tribus legionibus circum Samarobrivam trinis hibernis hiemare constituit et, quod tanti motus Galliae exstiterant, totam hiemem ipse ad exercitum manere decrevit. Nam illo incommodo de Sabini morte perlato omnes fere Galliae civitates de bello consultabant, nuntios legationesque in omnes partes dimittebant et quid reliqui consili caperent atque unde initium belli fieret explorabant nocturnaque in locis desertis concilia habebant. Neque ullum fere totius hiemis tempus sine sollicitudine Caesaris intercessit, quin aliquem de consiliis ac motu Gallorum nuntium acciperet. In his ab Lucio Roscio, quem legioni tertiae decimae praefecerat, certior factus est magnas Gallorum copias earum civitatum, quae Armoricae appellantur, oppugnandi sui causa convenisse neque longius milia passuum octo ab hibernis suis afuisse, sed nuntio allato de victoria Caesaris discessisse, adeo ut fugae similis discessus videretur.
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