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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 56
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Quando comprese che si veniva da lui spontaneamente, che da un lato i Senoni e i Carnuti erano spinti dalla consapevolezza della loro colpa, dall'altro i Nervi e gli Aduatuci preparavano la guerra contro i Romani, e che non gli sarebbero mancate truppe di volontari se fosse uscito dai suoi confini, indice un'assemblea armata. Questo è, secondo l'usanza dei Galli, l'inizio della guerra: per legge comune tutti gli uomini in età militare sono soliti convenire in armi. Chi di loro arriva per ultimo viene ucciso in presenza della folla, sottoposto a ogni tipo di tortura. In quell'assemblea dichiara nemico Cingetorige, capo dell'altra fazione, suo genero, che, come abbiamo mostrato sopra, aveva seguito fedelmente Cesare e non si era allontanato da lui, e ne confisca i beni. Fatto questo, annuncia nell'assemblea di essere stato chiamato dai Senoni, dai Carnuti e da parecchie altre città della Gallia; che si sarebbe diretto là attraverso il territorio dei Remi, devastandone le terre, e che prima di farlo avrebbe assalito l'accampamento di Labieno. Dà disposizioni su ciò che vuole sia fatto.
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