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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 7
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Saputo ciò, Cesare, poiché attribuiva tanto peso alla città degli Edui, decideva di dover reprimere e scoraggiare Dumnorige con ogni mezzo possibile; poiché vedeva che la sua follia si spingeva oltre, bisognava provvedere perché nulla nuocesse a lui e allo stato. Perciò, fermatosi in quel luogo circa venticinque giorni, poiché il vento Coro, che di solito soffia per gran parte di ogni stagione in quei luoghi, impediva la navigazione, si dava da fare per tenere Dumnorige al suo dovere, ma nondimeno per conoscere tutti i suoi piani: Alla fine, trovata un'occasione favorevole, ordinò ai fanti e ai cavalieri di imbarcarsi sulle navi. Ma, mentre tutti erano occupati in altre faccende, Dumnorige cominciò ad allontanarsi verso casa dall'accampamento con i cavalieri degli Edui, all'insaputa di Cesare. Annunciata questa cosa, Cesare, interrotta la partenza e rimandata ogni altra faccenda, invia gran parte della cavalleria a inseguirlo e ordina di ricondurlo indietro; ordina che, se oppone resistenza e non obbedisce, venga ucciso, ritenendo che questi, in sua assenza, non farebbe nulla di ragionevole, lui che aveva trascurato il suo comando quando era presente. Egli infatti, richiamato indietro, cominciò a resistere e a difendersi con la forza e a implorare l'aiuto dei suoi, gridando più volte di essere libero e di appartenere a una città libera. Quelli, come era stato ordinato, circondano l'uomo e lo uccidono: ma i cavalieri edui tornano tutti da Cesare.
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