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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 8
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Compiute queste cose, lasciato Labieno sul continente con tre legioni e duemila cavalieri perché custodisse i porti, si occupasse dei rifornimenti di grano, sapesse ciò che accadeva in Gallia e prendesse le decisioni adatte al momento e alla situazione, egli stesso salpò al tramonto con cinque legioni e un pari numero di cavalieri, quello che aveva lasciato sul continente, e, spinto da un leggero vento d'Africo, verso mezzanotte, cessato il vento, non riuscì a mantenere la rotta, e, trascinato più lontano dalla corrente, sorto il giorno, scorse la Britannia lasciata indietro sulla sinistra. Allora, seguendo di nuovo il cambiamento della marea, si sforzò coi remi di raggiungere quella parte dell'isola dove aveva saputo, nell'estate precedente, che c'era l'approdo migliore. In questo il valore dei soldati fu assai lodevole, poiché con navi da trasporto e pesanti, senza interrompere la fatica del remare, eguagliarono la velocità delle navi da guerra. Si giunse in Britannia con tutte le navi verso mezzogiorno, e in quel luogo non fu visto alcun nemico; ma, come Cesare seppe poi dai prigionieri, essendosi radunate lì grandi forze, spaventate dalla moltitudine delle navi (che, insieme a quelle dell'anno prima e a quelle private che ciascuno si era costruito per proprio comodo, erano state viste insieme in numero superiore a ottocento), si erano allontanate dal litorale e si erano nascoste in luoghi più elevati.
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