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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro V, capitolo 9
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, sbarcato l'esercito e scelto un luogo adatto per l'accampamento, quando seppe dai prigionieri in quale luogo si fossero accampate le forze nemiche, lasciate dieci coorti presso il mare e trecento cavalieri a guardia delle navi, mosse contro i nemici sul finire della terza vigilia, temendo tanto meno per le navi in quanto le lasciava ormeggiate all'ancora su una spiaggia dolce e aperta, e mise a capo delle navi Quinto Atrio. Egli stesso, avanzato di notte per circa dodici miglia, scorse le truppe nemiche. Quelli, avanzati con la cavalleria e i carri da guerra fino al fiume, da una posizione elevata cominciarono a ostacolare i nostri e ad attaccare battaglia. Respinti dalla cavalleria, si nascosero nei boschi, avendo trovato un luogo eccellente per natura e per opere di difesa, che avevano già preparato in precedenza, a quanto sembrava, per le guerre interne: infatti, tagliati numerosi alberi, tutti gli accessi erano sbarrati. Essi, sparsi, combattevano dai boschi e impedivano ai nostri di entrare all'interno delle fortificazioni. Ma i soldati della settima legione, formata la testuggine e accostato un terrapieno alle fortificazioni, presero il luogo e li scacciarono dai boschi, subendo poche ferite. Ma Cesare vietò di inseguirli troppo oltre mentre fuggivano, sia perché ignorava la natura del luogo, sia perché, essendo trascorsa gran parte del giorno, voleva che restasse tempo per fortificare l'accampamento.
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