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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 16
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Il popolo dei Galli è del tutto dedito alle pratiche religiose e per questo motivo coloro che sono colpiti da malattie piuttosto gravi e coloro che si trovano in battaglie e pericoli o immolano uomini come vittime o fanno voto di immolare se stessi, e si servono dei druidi come officianti per questi sacrifici, poiché ritengono che, se la vita di un uomo non viene resa in cambio della vita di un altro uomo, la volontà degli dei immortali non possa essere placata, e hanno pubblicamente istituito sacrifici dello stesso genere. Altri hanno statue di enorme grandezza, le cui membra, intrecciate di vimini, riempiono con uomini vivi; e, date alle fiamme queste statue, gli uomini, avvolti dal fuoco, muoiono. Ritengono che i supplizi di coloro che sono stati colti in furto, in brigantaggio o in qualche altra colpa siano più graditi agli dei immortali; ma, quando viene meno la disponibilità di persone di questo tipo, scendono persino ai supplizi degli innocenti.
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