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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 19
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I mariti, fatta una stima, mettono in comune con le doti altrettante somme di denaro prelevate dai propri beni, quante ne hanno ricevute dalle mogli a titolo di dote. Di tutto questo patrimonio si tiene un conto congiunto e se ne conservano i frutti: quale dei due sopravviva in vita, a lui passa la parte di entrambi insieme ai frutti degli anni passati. I mariti hanno sulle mogli, come sui figli, il potere di vita e di morte; e quando un padre di famiglia di condizione piuttosto elevata muore, i suoi parenti si riuniscono e, se il sospetto cade sulla sua morte, interrogano le mogli alla maniera che si usa con gli schiavi, e se viene accertato qualcosa, le uccidono torturandole con il fuoco e ogni tortura. I funerali sono sontuosi e costosi rispetto al tenore di vita dei Galli; e tutte le cose che ritengono siano state care ai defunti quando erano vivi le gettano nel fuoco, persino gli animali, e poco prima della nostra epoca gli schiavi e i clienti di cui era noto che fossero stati amati da loro venivano cremati insieme a loro, una volta compiute le esequie regolari.
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