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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 22
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Non si dedicano all'agricoltura, e la maggior parte del loro sostentamento consiste in latte, formaggio e carne. E nessuno possiede un'estensione fissa di terra o confini propri; ma i magistrati e i capi assegnano ogni anno alle stirpi e ai gruppi di parenti che si sono uniti insieme la quantità di terra e il luogo che sembra loro opportuno, e li costringono l'anno dopo a trasferirsi altrove. Di questo adducono molte ragioni: perché, presi da un'abitudine costante, non scambino la passione per la guerra con l'agricoltura; perché non cerchino di procurarsi vasti territori, e i più potenti scaccino i più deboli dai loro possedimenti; perché non costruiscano con troppa cura per proteggersi dal freddo e dal caldo; perché non sorga alcuna brama di ricchezza, dalla quale nascono fazioni e discordie; affinché mantengano il popolo in uno stato d'animo equo, dato che ciascuno vede che le proprie ricchezze si eguagliano a quelle dei più potenti.
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