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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 29
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, dopo aver appreso tramite esploratori Ubii che gli Svevi si erano ritirati nelle selve, temendo la scarsità di grano, poiché, come abbiamo mostrato sopra, i Germani non si dedicano affatto all'agricoltura, decise di non avanzare oltre; ma, per non togliere del tutto ai barbari il timore di un suo ritorno e per ritardare i loro aiuti, ritirato l'esercito, tagliò per una lunghezza di duecento piedi la parte estrema del ponte, che toccava le rive degli Ubii, innalzò all'estremità del ponte una torre di quattro piani, vi pose un presidio di dodici coorti a difesa del ponte e fortificò quel luogo con grandi opere di difesa. Pose a capo di quel luogo e di quel presidio il giovane Gaio Volcazio Tullo. Egli stesso, quando il grano cominciò a maturare, partito per la guerra contro Ambiorige attraverso la selva delle Ardenne, che è la più grande di tutta la Gallia e si estende dalle rive del Reno e dai confini dei Treveri fino ai Nervi per una lunghezza di più di cinquecento miglia, mandò avanti Lucio Minucio Basilo con tutta la cavalleria, per vedere se potesse ottenere qualcosa con la rapidità della marcia e l'occasione favorevole del momento; lo avverte di vietare che si accendano fuochi nell'accampamento, perché da lontano non ci sia alcun segnale del suo arrivo: dice che lui stesso lo seguirà subito.
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