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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 31
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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È incerto se Ambiorige non abbia radunato le sue truppe di proposito, perché riteneva che non si dovesse combattere in battaglia, oppure se ne sia stato escluso dal tempo e ostacolato dall'improvviso arrivo dei cavalieri, mentre credeva che il resto dell'esercito lo stesse seguendo. Ma di certo, mandati messaggeri per i campi, ordinò che ciascuno pensasse a se stesso. Di loro, una parte fuggì nella selva delle Ardenne, un'altra parte nelle paludi continue; quelli che erano più vicini all'Oceano si nascosero in queste isole, che le maree sogliono formare: molti, usciti dai propri territori, affidarono se stessi e tutti i propri beni a persone del tutto estranee. Catuvolco, re di metà degli Eburoni, che insieme ad Ambiorige aveva preso l'iniziativa, ormai sfinito dall'età, non potendo sopportare la fatica né della guerra né della fuga, dopo aver maledetto con ogni imprecazione Ambiorige, che era stato l'ispiratore di quel piano, si tolse la vita con il tasso, di cui vi è grande abbondanza in Gallia e in Germania.
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