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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 32
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I Segni e i Condrusi, che per stirpe e numero appartengono ai Germani e vivono tra gli Eburoni e i Treveri, mandarono ambasciatori a Cesare a supplicarlo di non annoverarli tra i nemici, né di giudicare che tutti i Germani che stavano al di qua del Reno costituissero un'unica causa comune: che non avevano affatto pensato alla guerra, né avevano inviato aiuti ad Ambiorige. Cesare, dopo aver accertato il fatto con l'interrogatorio dei prigionieri, ordinò che, se degli Eburoni fossero confluiti presso di loro dalla fuga, gli fossero ricondotti; se lo avessero fatto, negò che avrebbe violato i loro confini. Allora, divise le truppe in tre parti, portò i bagagli di tutte le legioni ad Aduatuca. Questo è il nome della fortezza. Essa si trova quasi nel mezzo del territorio degli Eburoni, dove Titurio e Aurunculeio si erano accampati per svernare. Approvava questo luogo per varie ragioni, ma soprattutto perché le fortificazioni dell'anno precedente restavano intatte, per alleviare la fatica dei soldati. Lasciò la quattordicesima legione a presidio dei bagagli, una delle tre che aveva recentemente arruolato e portato dall'Italia. Mise a capo di quella legione e dell'accampamento Quinto Tullio Cicerone, e gli assegnò duecento cavalieri.
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