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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VI, capitolo 43
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Cesare, partito di nuovo per tormentare i nemici, radunato un gran numero di truppe dalle città vicine, le manda in ogni direzione. Tutti i villaggi e tutti gli edifici che ciascuno scorgeva venivano incendiati; il bottino veniva portato via da ogni luogo; il grano non solo veniva consumato da una così grande quantità di bestie da soma e di uomini, ma era anche caduto per la stagione e per le piogge, cosicché, anche se in quel momento alcuni si fossero nascosti, tuttavia, una volta ritiratosi l'esercito, sembrava che dovessero perire per la mancanza di ogni cosa. E spesso si arrivò a tal punto, essendo la cavalleria divisa in ogni direzione, che i prigionieri riferivano di aver scorto poco prima Ambiorige in fuga e sostenevano che non fosse ancora del tutto scomparso dalla vista, cosicché, nutrita la speranza di raggiungerlo e intrapresa una fatica infinita da chi pensava di ottenere il massimo favore da Cesare, quasi vincessero la natura con lo zelo, e sembrava che sempre un poco mancasse alla piena fortuna, ed egli si sottraesse tra nascondigli o valli boscose, e nascosto di notte cercasse altre regioni e zone, con una scorta di cavalieri non maggiore di quattro, ai soli quali osava affidare la propria vita.
Caesar rursus ad vexandos hostes profectus magno coacto numero ex finitimis civitatibus in omnes partes dimittit. Omnes vici atque omnia aedificia quae quisque conspexerat incendebantur; praeda ex omnibus locis agebatur; frumenta non solum tanta multitudine iumentorum atque hominum consumebantur, sed etiam anni tempore atque imbribus procubuerant ut, si qui etiam in praesentia se occultassent, tamen his deducto exercitu rerum omnium inopia pereundum videretur. Ac saepe in eum locum ventum est tanto in omnes partes diviso equitatu, ut modo visum ab se Ambiorigem in fuga circumspicerent captivi nec plane etiam abisse ex conspectu contenderent, ut spe consequendi illata atque infinito labore suscepto, qui se summam ab Caesare gratiam inituros putarent, paene naturam studio vincerent, semperque paulum ad summam felicitatem defuisse videretur, atque ille latebris aut saltibus se eriperet et noctu occultatus alias regiones partesque peteret non maiore equitum praesidio quam quattuor, quibus solis vitam suam committere audebat.
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