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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 24
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Sebbene l'assedio fosse ostacolato da tante difficoltà, mentre per tutto quel tempo i soldati erano rallentati dal freddo e da piogge incessanti, tuttavia con un lavoro instancabile superarono tutti questi ostacoli e in venticinque giorni costruirono un terrapieno largo trecentotrenta piedi e alto ottanta piedi. Poiché esso ormai quasi toccava il muro dei nemici, e Cesare per abitudine vegliava presso l'opera ed esortava i soldati affinché il lavoro non fosse mai interrotto per nessun momento, poco prima della terza veglia si notò che il terrapieno, a cui i nemici avevano dato fuoco con un cunicolo, fumava, e nello stesso momento, levato il grido su tutto il muro, da due porte, su entrambi i lati delle torri, si faceva una sortita: alcuni lanciavano da lontano fiaccole e legname secco dal muro sul terrapieno, versavano pece e le altre cose con cui si può accendere il fuoco, cosicché a stento si poteva decidere dove correre per primo o a quale punto portare soccorso. Tuttavia, poiché per disposizione di Cesare sempre due legioni vegliavano davanti all'accampamento e più soldati, a turni ripartiti, erano al lavoro, accadde rapidamente che alcuni resistessero alle sortite, altri ritirassero le torri e tagliassero il terrapieno, mentre tutta la folla, dall'accampamento, accorreva per spegnere l'incendio.
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