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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 26
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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I Galli, tentato ogni mezzo poiché nulla era riuscito, esortati e spinti da Vercingetorige, decisero il giorno dopo di fuggire dalla città. Tentando ciò nel silenzio della notte, speravano di riuscirvi senza grave perdita dei loro uomini, perché il campo di Vercingetorige non distava molto dalla città, e la palude che si estendeva ininterrotta rallentava i Romani nell'inseguimento. E già si preparavano a farlo di notte, quando le madri di famiglia corsero improvvisamente in pubblico e, gettatesi piangenti ai piedi dei loro uomini, chiesero con ogni preghiera di non consegnare loro stesse e i figli comuni al supplizio dei nemici, dato che l'infermità della natura e delle forze avrebbe impedito loro di darsi alla fuga. Quando videro che esse persistevano nella loro decisione, poiché per lo più nel massimo pericolo il timore non lascia spazio alla pietà, cominciarono a gridare insieme e a segnalare ai Romani la fuga. Spaventati da questo timore, i Galli, per paura che le strade venissero occupate in anticipo dalla cavalleria dei Romani, rinunciarono al piano.
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