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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 29
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Il giorno dopo, convocata l'assemblea, li consolò e li esortò a non abbattersi troppo d'animo, a non lasciarsi turbare dalla sconfitta. Non per valore né in battaglia avevano vinto i Romani, ma con un certo artificio e con una tecnica di assedio della quale essi stessi erano inesperti. Si sbagliava chi in guerra si aspettasse sempre esiti favorevoli. A lui non era mai piaciuto che Avarico fosse difesa, e di questo aveva loro stessi come testimoni; ma era successo, per l'imprudenza dei Biturigi e l'eccessiva compiacenza degli altri, che si subisse questo rovescio. Tuttavia egli avrebbe presto rimediato a ciò con vantaggi maggiori. Infatti quelle città che dissentivano dai restanti Galli, le avrebbe unite con la propria diligenza, e avrebbe realizzato un unico progetto di tutta la Gallia, al cui consenso nemmeno il mondo intero avrebbe potuto opporsi; e ciò lo aveva ormai quasi realizzato. Nel frattempo era giusto ottenere da loro, per il bene comune, che iniziassero a fortificare l'accampamento, così da resistere più facilmente agli attacchi improvvisi dei nemici.
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