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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 30
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Questo discorso non fu sgradito ai Galli, e soprattutto perché egli stesso non si era perso d'animo, pur avendo subito un tale rovescio, né si era nascosto, né aveva evitato lo sguardo della moltitudine; e si riteneva che avesse previsto e presentito di più, poiché, quando la situazione era ancora intatta, aveva consigliato dapprima di incendiare Avarico, e poi di abbandonarla. Perciò, come per gli altri comandanti le sventure sminuiscono l'autorità, così al contrario il prestigio di costui, pur avendo subito un rovescio, cresceva di giorno in giorno. Al tempo stesso cominciavano a sperare, grazie alla sua rassicurazione, che le altre città si sarebbero unite; e per la prima volta in quel momento i Galli cominciarono a fortificare l'accampamento, e si rincuorarono a tal punto, uomini non abituati alla fatica, da ritenere di dover sopportare tutto ciò che veniva loro ordinato.
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