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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 31
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Non meno di quanto aveva promesso, Vercingetorige si affannava con tutto l'animo per aggregare le restanti città, e le attirava con doni e promesse. Per questo compito sceglieva uomini adatti, ciascuno dei quali poteva conquistare gli altri facilissimamente, o con un discorso insidioso o con l'amicizia. Espugnata Avarico, faceva armare e vestire quanti ne erano fuggiti; Al tempo stesso, per rimpiazzare le truppe ridotte, impone alle città un numero fisso di soldati, stabilendo quanti e per quale giorno vuole che siano condotti nell'accampamento, e ordina che tutti gli arcieri, dei quali c'era un numero grandissimo in Gallia, siano ricercati e mandati da lui. Con questi provvedimenti si colmava rapidamente ciò che era andato perduto ad Avarico. Nel frattempo giunse da lui Teutomato, figlio di Ollovicone, re dei Nitiobrogi, il cui padre era stato dichiarato amico dal nostro senato, con un gran numero di suoi cavalieri e quelli che aveva assoldato dall'Aquitania.
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