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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 32
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, fermatosi ad Avarico diversi giorni e trovata lì una grandissima quantità di grano e degli altri viveri, ristorò l'esercito dalla fatica e dalla penuria. Ormai, quasi finito l'inverno, poiché era chiamato dalla stessa stagione dell'anno a condurre la guerra e aveva deciso di muovere contro il nemico, sia che potesse stanarlo dalle paludi e dai boschi sia stringerlo d'assedio, giungono da lui gli ambasciatori, i capi degli Edui, per supplicarlo di soccorrere la loro città in un momento particolarmente critico: La situazione era in sommo pericolo perché, mentre da sempre un solo magistrato veniva eletto e deteneva il potere regio per un anno, ora due lo esercitano e ciascuno dei due afferma di essere stato eletto secondo le leggi. Di questi due, uno è Convittolitave, giovane fiorente e illustre, l'altro Coto, nato da una famiglia antichissima e lui stesso uomo di grandissimo potere e di grande parentela, il cui fratello Valetiaco aveva ricoperto la stessa magistratura l'anno precedente. Tutta la città era in armi: diviso il senato, diviso il popolo, ciascuno dei due con la propria cerchia di clienti. Se la contesa si fosse protratta più a lungo, una parte della città sarebbe venuta a scontro con l'altra. Che ciò non accadesse, dipendeva dalla sua diligenza e dalla sua autorità.
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