Caricamento…
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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 33
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, sebbene ritenesse dannoso allontanarsi dalla guerra e dal nemico, tuttavia, non ignorando quanti danni fossero soliti nascere dai dissidi, per timore che una città così grande e così legata al popolo romano, che egli stesso aveva sempre favorito e onorato in ogni modo, precipitasse alla violenza e alle armi, e che la parte meno sicura di sé chiedesse aiuto a Vercingetorige, ritenne di dover prevenire questo pericolo; e poiché per le leggi degli Edui non era lecito a coloro che ricoprivano la magistratura suprema di uscire dai confini, per non sembrare di aver leso in nulla il loro diritto o le loro leggi, decise egli stesso di recarsi presso gli Edui, e convocò a Decezia presso di sé tutto il senato e coloro che erano coinvolti nella contesa. Poiché quasi tutta la città si era riunita là, e gli veniva dimostrato che, radunati in segreto pochi, in un luogo diverso e in un tempo diverso da quanto sarebbe stato opportuno, un fratello era stato proclamato dall'altro fratello, mentre le leggi vietavano che due della stessa famiglia, vivendo entrambi, fossero eletti magistrati, anzi vietavano perfino che sedessero insieme in senato, costrinse Coto a deporre il potere, e ordinò a Convittolitave, che era stato eletto dai sacerdoti secondo il costume della città durante l'interregno, di assumere la carica.
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