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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 33
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Cesare, sebbene ritenesse dannoso allontanarsi dalla guerra e dal nemico, tuttavia, non ignorando quanti danni fossero soliti nascere dai dissidi, per timore che una città così grande e così legata al popolo romano, che egli stesso aveva sempre favorito e onorato in ogni modo, precipitasse alla violenza e alle armi, e che la parte meno sicura di sé chiedesse aiuto a Vercingetorige, ritenne di dover prevenire questo pericolo; e poiché per le leggi degli Edui non era lecito a coloro che ricoprivano la magistratura suprema di uscire dai confini, per non sembrare di aver leso in nulla il loro diritto o le loro leggi, decise egli stesso di recarsi presso gli Edui, e convocò a Decezia presso di sé tutto il senato e coloro che erano coinvolti nella contesa. Poiché quasi tutta la città si era riunita là, e gli veniva dimostrato che, radunati in segreto pochi, in un luogo diverso e in un tempo diverso da quanto sarebbe stato opportuno, un fratello era stato proclamato dall'altro fratello, mentre le leggi vietavano che due della stessa famiglia, vivendo entrambi, fossero eletti magistrati, anzi vietavano perfino che sedessero insieme in senato, costrinse Coto a deporre il potere, e ordinò a Convittolitave, che era stato eletto dai sacerdoti secondo il costume della città durante l'interregno, di assumere la carica.
Caesar, etsi a bello atque hoste discedere detrimentosum esse existimabat, tamen non ignorans quanta ex dissensionibus incommoda oriri consuessent, ne tanta et tam coniuncta populo Romano civitas, quam ipse semper aluisset omnibusque rebus ornasset, ad vim atque arma descenderet, atque ea pars quae minus sibi confideret auxilia a Vercingetorige arcesseret, huic rei praevertendum existimavit et, quod legibus Aeduorum eis, qui summum magistra tum obtinerent, excedere ex finibus non liceret, ne quid de iure aut de legibus eorum deminuisse videretur, ipse in Aeduos proficisci statuit senatumque omnem et quos inter controversia esset ad se Decetiam evocavit. Cum prope omnis civitas eo convenisset, docereturque paucis clam convocatis alio loco, alio tempore atque oportuerit fratrem a fratre renuntiatum, cum leges duo ex una familia vivo utroque non solum magistratus creari vetarent, sed etiam in senatu esse prohiberent, Cotum imperium deponere coegit, Convictolitavem, qui per sacerdotes more civitatis intermissis magistratibus esset creatus, potestatem obtinere iussit.
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