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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 40
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare, colpito da una grande preoccupazione per questa notizia, poiché aveva sempre avuto un riguardo particolare per la nazione degli Edui, senza alcuna esitazione fa uscire dall'accampamento quattro legioni leggere e tutta la cavalleria; e non ci fu il tempo, in una circostanza simile, per allestire un campo fortificato, perché la situazione sembrava richiedere rapidità; Lascia il legato Gaio Fabio con due legioni a presidio dell'accampamento. Aveva ordinato che i fratelli di Litavicco fossero catturati, ma scopre che poco prima erano fuggiti presso i nemici. Esortati i soldati a non lasciarsi scoraggiare dalla fatica della marcia in un momento così necessario, avanzato per venticinque miglia con tutti pieni di ardore, avvistata la colonna degli Edui, lanciata la cavalleria ne ritarda e ostacola la marcia, e ordina a tutti di non uccidere nessuno. Ordina che Eporedorige e Viridomaro, che quelli credevano uccisi, si mostrino tra i cavalieri e chiamino i loro uomini. Riconosciuti questi e scoperto l'inganno di Litavicco, gli Edui iniziano a tendere le mani, a segnalare la resa e, gettate le armi, a scongiurare di essere risparmiati dalla morte. Litavicco fugge a Gergovia con i suoi clienti, per i quali, secondo il costume dei Galli, è un sacrilegio abbandonare i propri protettori anche nella sorte più estrema.
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