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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 67
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Approvata la proposta e prestato da tutti il giuramento, il giorno dopo, divisa la cavalleria in tre parti, due schiere si mostrarono ai due lati, mentre la terza cominciò a ostacolare la marcia sulla testa della colonna. Annunciata questa notizia, Cesare ordinò che anche la propria cavalleria, divisa in tre parti, andasse contro il nemico. Si combatteva contemporaneamente su tutti i fronti. La colonna si fermò; i bagagli furono raccolti dentro le legioni. Se in qualche punto i nostri sembravano essere in difficoltà o venire premuti più duramente, Cesare ordinava che lì fossero portate le insegne e schierata la linea di battaglia; e ciò tratteneva i nemici dall'inseguire e rincuorava i nostri con la speranza dell'aiuto. Alla fine i Germani, raggiunta la cima del crinale sul lato destro, scacciarono i nemici dalla posizione; li inseguirono in fuga fino al fiume, dove Vercingetorix si era accampato con la fanteria, e ne uccisero molti. Accortisi di ciò, i rimanenti, temendo di essere accerchiati, si diedero alla fuga. Ovunque si faceva strage. Tre nobilissimi Edui furono catturati e condotti da Cesare: Coto, comandante della cavalleria, che aveva avuto una contesa con Convittolitave nelle ultime elezioni; Cavarillo, che dopo la defezione di Litavicco aveva comandato la fanteria; ed Eporedorige, sotto la cui guida gli Edui, prima dell'arrivo di Cesare, avevano combattuto in guerra contro i Sequani.
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