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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 70
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Iniziati i lavori, si combatté una battaglia di cavalleria in quella pianura che, interrotta dai colli, si estendeva per tre miglia di lunghezza, come abbiamo mostrato sopra. Si combatté con somma energia da entrambe le parti. Poiché i nostri erano in difficoltà, Cesare mandò in soccorso i Germani e schierò le legioni davanti al campo, perché non avvenisse all'improvviso un'incursione della fanteria nemica. Aggiunto il presidio delle legioni, cresceva il coraggio dei nostri: i nemici, messi in fuga, si ostacolavano da soli a causa della loro moltitudine e, lasciate le porte troppo strette, si ammassavano. I Germani li inseguirono più accanitamente fino alle fortificazioni. Si fece grande strage: alcuni, abbandonati i cavalli, cercavano di attraversare il fossato e scavalcare il muro a secco. Cesare ordinò che le legioni, che aveva schierato davanti al vallo, avanzassero di poco. Non meno si turbarono i Galli che si trovavano dentro le fortificazioni: credendo che il nemico venisse subito contro di loro, gridarono all'armi; alcuni, atterriti, si precipitarono in città. Vercingetorix ordinò che le porte fossero chiuse, perché il campo non restasse sguarnito. Uccisi molti e catturati parecchi cavalli, i Germani si ritirarono.
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