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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 72
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Saputo questo da disertori e prigionieri, Cesare adotta questi tipi di fortificazione. Scavò un fossato di venti piedi con i lati verticali, in modo che il fondo di quel fossato fosse largo tanto quanto distavano tra loro i bordi superiori del fossato. Ritirò tutte le altre fortificazioni di quattrocento piedi da quel fossato, per questo motivo: poiché aveva dovuto abbracciare uno spazio necessariamente così ampio, e non si poteva facilmente circondarlo tutto con una corona di soldati, affinché una moltitudine di nemici non piombasse all'improvviso o di notte sulle fortificazioni, oppure di giorno non potesse scagliare dardi contro i nostri addetti al lavoro. Dopo questo spazio interposto, scavò due fossati larghi quindici piedi e della stessa profondità; quello interno lo riempì d'acqua deviata dal fiume nei punti pianeggianti e bassi. Dietro di essi costruì un terrapieno e una palizzata alti dodici piedi. Vi aggiunse un parapetto e dei merli, con grossi rami a punta sporgenti nei punti di giunzione tra i graticci e il terrapieno, che rallentassero la salita dei nemici, e circondò tutta l'opera di torri, che distavano ottanta piedi l'una dall'altra.
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