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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 76
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Cesare si era servito, in Britannia, dell'aiuto di Commio, fedele e utile negli anni precedenti, come abbiamo già ricordato; In cambio di questi meriti, egli aveva ordinato che il suo popolo fosse esente da tributi, gli aveva restituito i diritti e le leggi e gli aveva assegnato i Morini. Tuttavia fu così grande l'accordo di tutta la Gallia nel rivendicare la libertà e nel ricuperare l'antica gloria di guerra, che non si lasciarono smuovere né dai benefici né dal ricordo dell'amicizia, e tutti si gettarono in quella guerra con l'animo e con le risorse. Radunati ottomila cavalieri e circa duecentocinquantamila fanti, questi venivano passati in rassegna nel territorio degli Edui, se ne calcolava il numero e si nominavano i comandanti. Il comando supremo viene affidato a Commio l'Atrebate, a Viridomaro e a Eporedorige Edui, e a Vercassivellauno l'Arverno, cugino di Vercingetorige. A questi vengono assegnati uomini scelti dalle rispettive città, con il cui consiglio la guerra fosse diretta. Tutti si mettono in marcia verso Alesia, pieni di ardore e di fiducia, e non c'era nessuno fra loro che pensasse che la sola vista di una moltitudine così grande potesse essere sostenuta, tanto più in un combattimento su due fronti, dato che dalla città si combatteva con una sortita e fuori si vedevano schiere così grandi di cavalleria e di fanteria.
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