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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 81
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Lasciato passare un giorno, i Galli, preparata in questo intervallo di tempo una grande quantità di graticci, scale e uncini, usciti in silenzio dagli accampamenti a mezzanotte, si avvicinano alle fortificazioni della pianura. Levato improvvisamente un grido, con il quale segnale quelli che erano assediati nella città potessero riconoscere il loro arrivo, si preparano a gettare graticci, a respingere i nostri dal vallo con fionde, frecce, pietre e a compiere il resto che riguarda l'assalto. Nello stesso momento, udito il grido, Vercingetorige dà ai suoi il segnale con la tromba e li conduce fuori dalla città. I nostri, come nei giorni precedenti, ciascuno secondo il posto che gli era stato assegnato, si avvicinano alle fortificazioni; respingono i Galli con fionde, giavellotti e pali che avevano disposto durante il lavoro, e con proiettili di piombo. Tolta la vista a causa dell'oscurità, da entrambe le parti si ricevono molte ferite. Molti proiettili vengono scagliati dalle macchine da guerra. Ma i legati Marco Antonio e Gaio Trebonio, ai quali erano toccate queste parti da difendere, mandavano in aiuto, dalla parte in cui avevano capito che i nostri erano oppressi, uomini fatti scendere dai fortini più lontani.
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