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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VII, capitolo 83
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
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Respinti due volte con grande perdita, i Galli deliberano che cosa fare; ricorrono a esperti dei luoghi: apprendono da loro la posizione e le fortificazioni degli accampamenti superiori. C'era da settentrione una collina, che i nostri, per la grandezza del perimetro, non avevano potuto racchiudere con l'opera: per necessità fecero l'accampamento in un luogo quasi sfavorevole e leggermente in pendio. Questo tenevano i legati Gaio Antistio Regino e Gaio Caninio Rebilo con due legioni. Conosciute le zone tramite gli esploratori, i comandanti dei nemici scelgono, da tutto il numero, sessantamila uomini tra quelle città che godevano della massima fama di valore; stabiliscono di nascosto tra loro che cosa convenga fare e in che modo; fissano il momento in cui muoversi, quando sembri essere mezzogiorno. A queste truppe mettono a capo Vercassivellauno Arverno, uno dei quattro comandanti, parente di Vercingetorige. Egli, uscito dall'accampamento alla prima veglia, terminato il cammino poco prima dell'alba, si nascose dietro il monte e ordinò ai soldati di riposarsi dalla fatica notturna. Quando ormai sembrava avvicinarsi il mezzogiorno, si diresse verso quell'accampamento che abbiamo mostrato sopra; e nello stesso momento la cavalleria cominciò ad avvicinarsi alle fortificazioni della pianura, e le altre truppe a mostrarsi davanti agli accampamenti.
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