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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 13
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Intanto non si interrompono i combattimenti quotidiani alla vista di entrambi gli accampamenti, che avvenivano presso i guadi e i passaggi della palude. In questa lotta i Germani, che Cesare per questo aveva fatto attraversare il Reno perché combattessero frammisti ai cavalieri, poiché tutti insieme avevano attraversato la palude con più costanza e, uccisi i pochi che resistevano, avevano inseguito con più accanimento il resto della moltitudine, atterriti fuggirono vergognosamente non solo quelli che venivano oppressi da vicino o feriti da lontano, ma anche quelli che di solito facevano da riserva più lontano, né posero fine alla fuga, perduti spesso i luoghi più elevati, prima di ritirarsi nel proprio accampamento, oppure alcuni, spinti dalla vergogna, fuggirono più lontano. Per il pericolo di questi tutte le truppe furono così sconvolte che si poteva a stento giudicare se fossero più insolenti nelle situazioni favorevoli e minime, o più timorosi in un caso avverso anche modesto.
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