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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 15
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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I barbari, fidando nella natura del luogo, poiché non rifiutavano di combattere se per caso i Romani avessero tentato di salire il colle, ma non potevano poco a poco mandare via le truppe divise per non essere sconvolti se dispersi, rimasero schierati in battaglia. Conosciuta questa loro ostinazione, Cesare, schierate venti coorti e tracciato l'accampamento in quel luogo, ordina di fortificare il campo. Completati i lavori, schiera le legioni pronte davanti al vallo e dispone i cavalieri in postazione con i cavalli imbrigliati. I Bellovaci, poiché vedevano i Romani pronti a inseguire e non potevano né passare la notte né rimanere più a lungo senza pericolo nello stesso luogo, presero questo piano per ritirarsi. I fasci, nel luogo dove si erano seduti (infatti nei precedenti commentari di Cesare è stato dichiarato che i Galli erano soliti sedersi in battaglia), passati di mano in mano tra loro, di paglia e arbusti, di cui c'era grande abbondanza nell'accampamento, li collocarono davanti allo schieramento e, sul finire del giorno, dato il segnale, li incendiarono tutti nello stesso momento. Così una fiamma continua nascose all'improvviso tutte le truppe alla vista dei Romani. Non appena ciò accadde, i barbari fuggirono con una corsa velocissima.
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