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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 15
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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I barbari, fidando nella natura del luogo, poiché non rifiutavano di combattere se per caso i Romani avessero tentato di salire il colle, ma non potevano poco a poco mandare via le truppe divise per non essere sconvolti se dispersi, rimasero schierati in battaglia. Conosciuta questa loro ostinazione, Cesare, schierate venti coorti e tracciato l'accampamento in quel luogo, ordina di fortificare il campo. Completati i lavori, schiera le legioni pronte davanti al vallo e dispone i cavalieri in postazione con i cavalli imbrigliati. I Bellovaci, poiché vedevano i Romani pronti a inseguire e non potevano né passare la notte né rimanere più a lungo senza pericolo nello stesso luogo, presero questo piano per ritirarsi. I fasci, nel luogo dove si erano seduti (infatti nei precedenti commentari di Cesare è stato dichiarato che i Galli erano soliti sedersi in battaglia), passati di mano in mano tra loro, di paglia e arbusti, di cui c'era grande abbondanza nell'accampamento, li collocarono davanti allo schieramento e, sul finire del giorno, dato il segnale, li incendiarono tutti nello stesso momento. Così una fiamma continua nascose all'improvviso tutte le truppe alla vista dei Romani. Non appena ciò accadde, i barbari fuggirono con una corsa velocissima.
Barbari confisi loci natura, cum dimicare non recusarent, si forte Romani subire collem conarentur, paulatim copias distributas dimittere non possent, ne dispersi perturbarentur, in acie permanserunt. Quorum pertinacia cognita Caesar XX cohortibus instructis castrisque eo loco metatis muniri iubet castra. Absolutis operibus pro vallo legiones instructas collocat, equites frenatis equis in statione disponit. Bellovaci, cum Romanos ad insequendum paratos viderent neque pernoctare aut diutius permanere sine periculo eodem loco possent, tale consilium sui recipiendi ceperunt. Fasces, ubi consederant (namque in acie sedere Gallos consuesse superioribus commentariis Caesaris declaratum est), per manus stramentorum ac virgultorum, quorum summa erat in castris copia, inter se traditos ante aciem collocarunt extremoque tempore diei signo pronuntiato uno tempore incenderunt. Ita continens flamma copias omnes repente a conspectu texit Romanorum. Quod ubi accidit, barbari vehementissimo cursu refugerunt.
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