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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 16
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Cesare, sebbene non potesse accorgersi della partenza dei nemici a causa degli incendi frapposti, tuttavia, sospettando che quel piano fosse nato per fuggire, fa avanzare le legioni e manda gli squadroni all'inseguimento; egli stesso, temendo un'imboscata, che il nemico tentasse per caso di fermarsi nello stesso luogo e di attirare i nostri in un terreno sfavorevole, procede più lentamente. I cavalieri, temendo di entrare nel fumo e nella fiamma fittissima e, se alcuni erano entrati troppo avidamente, a stento riuscivano essi stessi a scorgere le parti anteriori dei propri cavalli, temendo un'imboscata diedero ai Bellovaci piena libertà di ritirarsi. Così, in una fuga piena insieme di paura e di astuzia, senza alcun danno, i nemici, avanzati non più di dieci miglia, posero il campo in un luogo fortissimo. Da lì, poiché disponevano spesso in agguato cavalieri e fanti, arrecavano ai Romani gravi danni durante i foraggiamenti.
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