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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 18
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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I nemici, disposti in agguato, poiché avevano scelto per l'azione una pianura non più larga di mille passi in ogni direzione, munita tutt'intorno da boschi o da un fiume difficilissimo da guadare, la circondarono con le insidie come in una rete di caccia. Scoperto il piano dei nemici, i nostri, pronti nell'animo e nelle armi a combattere, poiché con le legioni che li seguivano non rifiutavano alcuno scontro, giunsero in quel luogo a squadroni. Al loro arrivo, poiché Correo riteneva che gli si fosse offerta l'occasione di agire, dapprima si mostrò con pochi uomini e lanciò un attacco contro gli squadroni più vicini. I nostri resistono con fermezza all'assalto degli insidiatori e non si radunano in molti nello stesso luogo; cosa che il più delle volte accade nei combattimenti di cavalleria per un qualche timore, e allora, a causa del loro stesso numero, si subisce un danno.
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