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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 22
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Mentre i legati lo supplicavano, Cesare ricordò loro questo: che nello stesso periodo, l'anno precedente, i Bellovaci e le altre comunità della Gallia avevano intrapreso la guerra: che loro, più ostinatamente di tutti gli altri, erano rimasti fermi in quel proposito e non erano stati ricondotti al buon senso dalla resa degli altri. Disse di sapere e di capire che la colpa dell'errore si scarica più facilmente sui morti. Ma che nessuno aveva davvero un tale potere, che, contro la volontà dei capi, con l'opposizione del senato e la resistenza di tutti gli uomini onesti, potesse suscitare e condurre una guerra con la sola forza debole della plebe. Ma che tuttavia lui si sarebbe accontentato di quella pena che loro stessi si erano attirati.
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