Caricamento…
Caricamento…
latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 3
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Per l'improvviso arrivo di Cesare accadde ciò che doveva necessariamente accadere a gente impreparata e dispersa: che quanti coltivavano la campagna senza alcun timore fossero sopraffatti dalla cavalleria prima di poter rifugiarsi nelle città. Infatti anche quel segno consueto dell'incursione nemica, che di solito si riconosce dagli incendi degli edifici, era stato eliminato per un divieto di Cesare, perché non venisse a mancargli la scorta di foraggio e di grano, se avesse voluto avanzare più lontano, e perché i nemici non venissero allarmati dagli incendi. Presi molte migliaia di uomini, i Biturigi furono atterriti; coloro che erano riusciti a sfuggire al primo arrivo dei Romani si erano rifugiati presso le città vicine, confidando in ospitalità private o in un'alleanza di intenti. Invano: Cesare infatti, con marce forzate, arriva ovunque e non concede a nessuna città il tempo di pensare alla salvezza altrui piuttosto che alla propria; con questa rapidità manteneva fedeli gli amici e spingeva con il terrore chi esitava alle condizioni di pace. Proposta questa condizione, i Biturigi, vedendo che grazie alla clemenza di Cesare restava aperta per loro la via del ritorno nella sua amicizia e che le città vicine avevano consegnato ostaggi senza alcuna pena ed erano state accolte sotto la sua protezione, fecero lo stesso.
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.