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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 38
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Cesare intanto lasciò il questore Marco Antonio con quindici coorti presso i Bellovaci, perché non si desse di nuovo ai Belgi la possibilità di ordire nuovi piani. Egli stesso visitò le rimanenti città, esigette più ostaggi e calmò con parole di conforto gli animi impauriti di tutti. Quando fu giunto presso i Carnuti, nella cui città, come Cesare aveva esposto nel libro precedente, era sorto l'inizio della guerra, e notando che essi temevano soprattutto per la coscienza del misfatto commesso, per liberare più in fretta la città dal timore chiese che fosse consegnato al supplizio Gutruato, l'autore principale di quel delitto e istigatore della guerra. Costui, sebbene non si fidasse nemmeno dei propri concittadini, tuttavia, ricercato rapidamente con l'impegno di tutti, fu condotto nell'accampamento. Cesare, contro la propria natura, fu costretto al suo supplizio dall'accalcarsi immenso dei soldati, che gli attribuivano tutti i pericoli e i danni subiti nella guerra, al punto che il corpo, reso privo di vita dalle percosse, fu colpito dalla scure.
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