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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 43
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Cesare, vedendo che molti dei suoi venivano feriti, ordina alle coorti di salire sul monte da tutte le parti della città e di levare da ogni lato un clamore, fingendo di voler occupare le mura. Fatto ciò, gli assediati, atterriti, essendo in ansia per quel che accadeva nelle altre zone, richiamano gli armati dall'assalire le opere e li dispongono sulle mura. Così i nostri, finito il combattimento, spengono rapidamente in parte le opere prese dalla fiamma, in parte le tagliano via. Sebbene gli assediati resistessero ostinatamente e, pur avendo perso per la sete una gran parte dei loro, restassero fermi nel proposito, alla fine con delle gallerie le vene della sorgente furono tagliate e deviate. Fatto ciò, la sorgente perenne si prosciugò all'improvviso e portò agli assediati una tale disperazione sulla loro salvezza, che pensavano fosse avvenuto non per volontà degli uomini, ma per volere degli dèi. E così, costretti dalla necessità, si arresero.
Caesar cum complures suos vulnerari videret, ex omnibus oppidi partibus cohortes montem ascendere et simulatione moenium occupandorum clamorem undique iubet tollere. Quo facto perterriti oppidani, cum quid ageretur in locis reliquis essent suspensi, revocant ab impugnandis operibus armatos murisque disponunt. Ita nostri fine proeli facto celeriter opera flamma comprehensa partim restinguunt, partim interscindunt. Cum pertinaciter resisterent oppidani, magna etiam parte amissa siti suorum in sententia permanerent, ad postremum cuniculis venae fontis intercisae sunt atque aversae. Quo facto repente perennis exaruit fons tantamque attulit oppidanis salutis desperationem, ut id non hominum consilio, sed deorum voluntate factum putarent. Itaque se necessitate coacti tradiderunt.
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