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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 5
Traduzione a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Poiché la notizia dell'esercito era giunta ai nemici, i Carnuti, spinti dalla sciagura degli altri, abbandonati i villaggi e le città che abitavano in edifici piccoli, costruiti in fretta per sopportare l'inverno solo per necessità (essendo stati infatti da poco sconfitti avevano perso molte città), fuggono dispersi. Cesare, non volendo che i soldati sopportassero in quel periodo tempeste fortissime che imperversavano, pone il campo nella città dei Carnuti, Cenabo, e alloggiò i soldati sotto tetti in parte dei Galli, in parte costruiti gettandovi rapidamente paglia allo scopo di coprire le tende. Manda tuttavia cavalieri e fanti ausiliari in tutte le direzioni in cui si diceva che i nemici si fossero diretti; e non invano: infatti i nostri tornano per lo più impadronitisi di un grande bottino. I Carnuti, oppressi dalla durezza dell'inverno e dal terrore del pericolo, non osando fermarsi più a lungo in nessun luogo, una volta scacciati dalle case, né potendo ripararsi con la protezione dei boschi dalle tempeste durissime, dispersi e persa gran parte dei loro uomini, si disperdono nelle città vicine.
Cum fama exercitus ad hostes esset perlata, calamitate ceterorum ducti Carnutes desertis vicis oppidisque, quae tolerandae hiemis causa constitutis repente exiguis ad necessitatem aedificiis incolebant (nuper enim devicti complura oppida dimiserant), dispersi profugiunt. Caesar erumpentes eo maxime tempore acerrimas tempestates cum subire milites nollet, in oppido Carnutum Cenabo castra ponit atque in tecta partim Gallorum, partim quae coniectis celeriter stramentis tentoriorum integendorum gratia erant inaedificata, milites compegit. Equites tamen et auxiliarios pedites in omnes partes mittit quascumque petisse dicebantur hostes; nec frustra: nam plerumque magna praeda potiti nostri revertuntur. Oppressi Carnutes hiemis difficultate, terrore periculi, cum tectis expulsi nullo loco diutius consistere auderent nec silvarum praesidio tempestatibus durissimis tegi possent, dispersi magna parte amissa suorum dissipantur in finitimas civitates.
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