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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 5
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Poiché la notizia dell'esercito era giunta ai nemici, i Carnuti, spinti dalla sciagura degli altri, abbandonati i villaggi e le città che abitavano in edifici piccoli, costruiti in fretta per sopportare l'inverno solo per necessità (essendo stati infatti da poco sconfitti avevano perso molte città), fuggono dispersi. Cesare, non volendo che i soldati sopportassero in quel periodo tempeste fortissime che imperversavano, pone il campo nella città dei Carnuti, Cenabo, e alloggiò i soldati sotto tetti in parte dei Galli, in parte costruiti gettandovi rapidamente paglia allo scopo di coprire le tende. Manda tuttavia cavalieri e fanti ausiliari in tutte le direzioni in cui si diceva che i nemici si fossero diretti; e non invano: infatti i nostri tornano per lo più impadronitisi di un grande bottino. I Carnuti, oppressi dalla durezza dell'inverno e dal terrore del pericolo, non osando fermarsi più a lungo in nessun luogo, una volta scacciati dalle case, né potendo ripararsi con la protezione dei boschi dalle tempeste durissime, dispersi e persa gran parte dei loro uomini, si disperdono nelle città vicine.
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