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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 6
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Cesare, nella stagione più difficile dell'anno, poiché riteneva sufficiente disperdere le bande che si andavano riunendo perché non sorgesse alcun inizio di guerra, e poiché aveva accertato, per quanto si potesse calcolare, che verso l'estate non si sarebbe potuta accendere nessuna grande guerra, pose Gaio Treboni con le due legioni che teneva con sé negli accampamenti invernali di Cenabo; egli stesso, poiché per le frequenti ambascerie dei Remi veniva informato che i Bellovaci, che per gloria di guerra superavano tutti i Galli e i Belgi, e le città a loro vicine, sotto la guida di Correo il Bellovaco e di Commio l'Atrebate, radunavano eserciti e li concentravano in un solo luogo, per sferrare con tutta la moltitudine un attacco contro il territorio dei Suessioni, che erano soggetti ai Remi, e poiché giudicava che riguardasse non solo il suo prestigio ma anche la sua sicurezza che alleati che avevano ben meritato dello stato non subissero nessuna sciagura, richiama di nuovo dagli accampamenti invernali l'undicesima legione; Manda inoltre lettere a Gaio Fabio, perché conducesse nel territorio dei Suessioni le due legioni che aveva, e richiama da Labieno l'altra delle due legioni. Così, per quanto lo richiedevano l'opportunità degli accampamenti invernali e le esigenze della guerra, con la sua fatica incessante imponeva a turno alle legioni il peso delle spedizioni.
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