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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 50
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Egli stesso, finito lo svernamento, contro la consuetudine partì per l'Italia con le tappe più rapide possibili, per rivolgersi ai municipi e alle colonie a favore delle quali aveva raccomandato al sacerdozio la candidatura di Marco Antonio, suo questore. Si batteva infatti con impegno, sia volentieri per un uomo a lui strettissimo legato, che aveva mandato avanti poco prima per la candidatura, sia con accanimento contro la fazione e il potere di pochi, che desideravano, con la sconfitta di Marco Antonio, intaccare il prestigio di Cesare che si stava allontanando. Sebbene avesse saputo lungo il viaggio, prima di raggiungere l'Italia, che questi era già stato eletto augure, tuttavia giudicò non meno giusto per sé andare dai municipi e dalle colonie, per ringraziarli di aver mostrato ad Antonio la loro presenza numerosa e il loro impegno, e al tempo stesso per raccomandare se stesso e il proprio prestigio per l'anno seguente, poiché i suoi avversari si vantavano insolentemente che erano stati eletti consoli Lucio Lentulo e Gaio Marcello, i quali avrebbero spogliato Cesare di ogni onore e dignità, e che era stato strappato a Servio Galba il consolato, mentre questi aveva ottenuto molto più favore e voti, perché era legato a lui da amicizia e dalla consuetudine dell'ambasciata.
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