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latino · Cesare · opera integrale
Cesare · De bello Gallico, libro VIII, capitolo 9
Traduzione di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Il libro VIII non è di Cesare: lo scrisse il suo luogotenente Aulo Irzio per completare il racconto della campagna gallica fino allo scoppio della guerra civile.
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Quando i Galli, il cui piano pieno di fiducia era stato riferito a Cesare, videro d'improvviso avanzare a passo fermo le legioni schierate come in battaglia, sia per il pericolo dello scontro sia per l'improvviso arrivo sia per l'attesa della nostra decisione, schierano le truppe davanti al campo e non abbandonano la posizione elevata. Cesare, sebbene avesse desiderato combattere, tuttavia, ammirando una moltitudine così grande di nemici, pone il proprio campo accanto a quello dei nemici, separato da una valle più incassata in profondità che estesa in larghezza. Ordina che questo campo sia fortificato con un vallo di dodici piedi, e che vi si costruisca sopra un parapetto proporzionato a tale altezza; che si scavi un fossato doppio, profondo quindici piedi, con le pareti verticali; che si innalzino torri fitte, alte tre piani, collegate da ponti gettati e ricoperti di tavole, le cui facciate fossero protette da un parapetto di vimini; affinché fossero difese dai nemici con un doppio fossato e un doppio ordine di difensori, uno dei quali, dai ponti, quanto più era protetto dall'altezza, tanto più audacemente e lontano potesse scagliare i dardi; l'altro, posto più vicino al nemico sullo stesso vallo, fosse riparato dal ponte contro i dardi che cadevano. Alle porte pose battenti e torri più alte.
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