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latino · Nepote
Nepote · De excellentibus ducibus exterarum gentium
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Cornelio Nepote è lo storico latino autore del De excellentibus ducibus exterarum gentium, raccolta di biografie di comandanti stranieri. In questo passo ricorda la gloria di Milziade, vincitore a Maratona, e la natura del suo potere nel Chersoneso.
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Infatti a questo Milziade, che aveva liberato Atene e tutta la Grecia, fu tributato un tale onore nel portico che è chiamato Pecile, quando veniva dipinta la battaglia di Maratona, che nel numero dei dieci pretori la sua immagine veniva posta per prima ed egli esortava i soldati e attaccava battaglia. Milziade, essendosi occupato molto di comandi e magistrature, non sembrava poter essere un privato cittadino, specialmente perché per abitudine sembrava essere tratto verso il desiderio di potere. Infatti nel Chersoneso aveva ottenuto un dominio perpetuo per tutti quegli anni in cui vi aveva abitato ed era stato chiamato tiranno, ma giusto. Non l'aveva infatti ottenuta con la forza, ma per volontà dei suoi concittadini, e conservava quel potere con la bontà. Sono però chiamati e considerati tiranni tutti coloro che detengono un potere perpetuo in quella città che ha goduto della libertà. Ma in Milziade vi era sia una somma umanità sia una straordinaria affabilità, al punto che nessuno era così umile da non avere accesso presso di lui; grande autorità presso tutte le città, un nome nobile, la massima lode per l'arte militare.
Namque huic Miltiadi, qui Athenas totamque Graeciam liberarat, talis honos tributus est, in porticu, quae Poecile vocatur, cum pugna depingeretur Marathonia, ut in decem praetorum numero prima eius imago poneretur isque hortaretur milites proeliumque committeret. Miltiades, multum in imperiis magistratibusque versatus, non videbatur posse esse privatus, praesertim cum consuetudine ad imperii cupiditatem trahi videretur. Nam Chersonesi omnes illos quos habitarat annos perpetuam obtinuerat dominationem tyrannusque fuerat appellatus, sed iustus. Non erat enim vi consecutus, sed suorum voluntate, eamque potestatem bonitate retinebat. Omnes autem et dicuntur et habentur tyranni, qui potestate sunt perpetua in ea civitate, quae libertate usa est. Sed in Miltiade erat cum summa humanitas tum mira communitas, ut nemo tam humilis esset, cui non ad eum aditus pateret; magna auctoritas apud omnes civitates, nobile nomen, laus rei militaris maxima.
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Nepote spiega che il suo potere perpetuo nel Chersoneso fu ottenuto per volontà dei cittadini e conservato con la bontà, quindi era un tiranno ma giusto.
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