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greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Erodoto di Alicarnasso (V sec. a.C.) narra nelle Storie le guerre persiane arricchendo il racconto di vicende esemplari. In questo passo del libro III, il re egizio Amasi scrive all'amico e alleato Policrate, tiranno di Samo, avvertendolo che la fortuna smisurata attira l'invidia divina (φθόνος τοῦ θεοῦ). Amasi consiglia a Policrate di gettare via il bene più prezioso per equilibrare con una perdita volontaria la sua fortuna eccessiva, anticipando così il tragico destino del tiranno.
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Amasi dice così a Policrate. È bello sapere che un uomo amico e ospite sta bene, ma le tue grandi fortune non mi piacciono, sapendo io quanto il divino sia invidioso. E in un certo senso voglio, per me stesso e per coloro di cui mi prendo cura, avere successo in alcune cose e fallire in altre, e così trascorrere la vita alternando fortune e sfortune, piuttosto che avere fortuna in tutto. Non conosco infatti ancora nessuno di cui abbia sentito parlare che non sia finito male alla fine del tutto, essendo sempre fortunato in tutto. Tu ora, seguendo il mio consiglio, fai così riguardo alle tue fortune. Rifletti su ciò che trovi essere per te di maggior valore e per la cui perdita soffrirai di più nell'animo, e gettalo via in modo che non torni mai più tra gli uomini. E se d'ora in poi le fortune non ti si presenteranno alternate alle sventure, curati con il rimedio suggerito da me.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ἐμοὶ … ἐπισταμένῳ
→ sapendo io quanto il divino sia invidioso
ἐπισταμένῳ («sapendo io»): participio presente medio in dativo concordato con ἐμοί, che esprime la causa del dispiacere di Amasi per le fortune di Policrate.
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ὅστις … ἐτελεύτησε
→ che non sia finito male
ὅστις... ἐτελεύτησε: proposizione relativa indefinita che specifica la qualità di «nessuno», con negazione οὐ che rende il significato affermativo nel contesto.
Compare nel periodo 4.
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ὅκως μηκέτι ἥξει
→ in modo che non torni mai più
ὅκως μηκέτι ἥξει: proposizione finale negativa che esprime lo scopo del gesto: che la cosa gettata non torni più agli uomini.
Compare nel periodo 6.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἄμασις Πολυκράτεϊ ὧδε λέγει. Ἡδὺ μὲν πυνθάνεσθαι ἄνδρα φίλον καὶ ξεῖνον εὖ πρήσσοντα, ἐμοὶ δὲ αἱ σαὶ μεγάλαι εὐτυχίαι οὐκ ἀρέσκουσι, τὸ θεῖον ἐπισταμένῳ ὡς ἔστι φθονερόν. Καί κως βούλομαι καὶ αὐτὸς καὶ τῶν ἂν κήδωμαι τὸ μέν τι εὐτυχέειν τῶν πρηγμάτων, τὸ δὲ προσπταίειν, καὶ οὕτω διαφέρειν τὸν αἰῶνα ἐναλλὰξ πρήσσων ἢ εὐτυχέειν τὰ πάντα· οὐδένα γάρ κω λόγῳ οἶδα ἀκούσας ὅστις ἐς τέλος οὐ κακῶς ἐτελεύτησε πρόρριζος, εὐτυχέων τὰ πάντα. Σύ νυν ἐμοὶ πειθόμενος ποίησον πρὸς τὰς εὐτυχίαι τοιάδε. Φροντίσας τὸ ἂν εὕρῃς ἐόν τοι πλείστου ἄξιον καὶ ἐπ' ᾧ σὺ ἀπολομένῳ μάλιστα τὴν ψυχὴν ἀλγήσεις, τοῦτο ἀπόβαλε οὕτω ὅκως μηκέτι ἥξει ἐς ἀνθρώπους. Ἤν τε μὴ ἐναλλὰξ ἤδη τὠπὸ τούτου αἱ εὐτυχίαι τοι τῇσι πάθῃσι προσπίπτωσι, τρόπῳ τῷ ἐξ ἐμέο ὑποκειμένῳ ἀκέο.
Amasi dice così a Policrate.
È bello sapere che un uomo amico e ospite sta bene, ma le tue grandi fortune non mi piacciono, sapendo io quanto il divino sia invidioso.
E in un certo senso voglio, per me stesso e per coloro di cui mi prendo cura, avere successo in alcune cose e fallire in altre, e così trascorrere la vita alternando fortune e sfortune, piuttosto che avere fortuna in tutto.
Non conosco infatti ancora nessuno di cui abbia sentito parlare che non sia finito male alla fine del tutto, essendo sempre fortunato in tutto.
Tu ora, seguendo il mio consiglio, fai così riguardo alle tue fortune.
Rifletti su ciò che trovi essere per te di maggior valore e per la cui perdita soffrirai di più nell'animo, e gettalo via in modo che non torni mai più tra gli uomini.
E se d'ora in poi le fortune non ti si presenteranno alternate alle sventure, curati con il rimedio suggerito da me.
104 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «È bello sapere che un uomo amico e ospite sta bene». In Erodoto, Storie III 40, Amasi apre la lettera a Policrate con questo riconoscimento, prima di esprimere la sua preoccupazione per la fortuna eccessiva del tiranno di Samo.
Amasi conosce la natura invidiosa del divino (τὸ θεῖον φθονερόν) e sa che chi è sempre fortunato in tutto finisce inevitabilmente male. Preferisce che chi gli è caro conosca alternanza di successi e insuccessi piuttosto che una prosperità totale e ininterrotta.
Amasi invita Policrate a identificare la cosa a lui più cara e a gettarla via in modo che non possa essere recuperata. Se dopo questo gesto volontario le fortune continueranno ad alternarsi con le sventure, Policrate potrà curarsi seguendo il metodo suggerito da Amasi stesso.
Lo stesso passo (Lettera di Amasi a Policrate) lo trovi qui: