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Allos Idem · Vol. unico · pag. 88 · versione T17
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Erodoto, Storie
Erodoto di Alicarnasso è il padre della storiografia greca (V sec. a.C.); le Storie narrano le guerre persiane e le vicende dei popoli del Mediterraneo. In questo brano del libro VI, Erodoto racconta come Alcmeone, figlio di Megacle, avesse aiutato gli inviati di Creso a Delfi e come il re lido lo ricompensasse invitandolo a Sardi: Alcmeone poteva portare via quanto oro riusciva a trasportare in una sola visita al tesoro. Il racconto, vivace e quasi comico, spiega le origini della straordinaria ricchezza degli Alcmeonidi e si chiude con la menzione della loro vittoria a Olimpia.
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Alcmeone, figlio di Megacle, si faceva aiutante e assisteva con zelo i Lidi che venivano da Sardi presso Creso per recarsi all'oracolo di Delfi; Creso, avendo saputo dai Lidi che frequentavano gli oracoli che costui lo trattava bene, lo fa chiamare a Sardi e, una volta giunto, lo ricompensa con tanto oro quanto riesca a portare via in una sola volta con il proprio corpo. Alcmeone allora, avendo lasciato ampia la piega della tunica e calzati i coturni che trovava i più larghi possibile, si avviò verso il tesoro nel quale veniva condotto. Piombato su un mucchio di polvere d'oro, prima stipò lungo le gambe tanto oro quanto contenevano i coturni, poi, avendo riempito tutta la piega del mantello d'oro e avendo cosparso la polvere d'oro nei capelli del capo e preso altro in bocca, uscì dal tesoro, trascinando a fatica i coturni e somigliando a qualunque cosa piuttosto che a un uomo; la bocca era rigonfia e tutto era gonfio. Vedendo Creso, la risata lo colse, e gli diede tutto ciò e in aggiunta lo ricompensò con altri doni non inferiori a quelli. Così questa famiglia si arricchì grandemente, e questo Alcmeone, avendo allevato una quadriga, vinse ai giochi olimpici.
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ἀπικνεομένοισι
→ che venivano da Sardi
ἀπικνεομένοισι è participio presente medio concordato con τοῖσι Λυδαῖσι: funziona da relativa attributiva ('i Lidi che venivano').
Compare nel periodo 1.
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τὸν ἂν δύνηται … ἐξενείκασθαι
→ quanto riesca a portare via
τὸν ἂν δύνηται ἐξενείκασθαι è una relativa eventuale (generalizzante): l'antecedente è χρυσῷ e il congiuntivo con ἄν esprime potenzialità indefinita ('quanto riesca a portare').
Compare nel periodo 2.
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καταλιπόμενος … ὑποδησάμενος
καταλιπόμενος e ὑποδησάμενος sono participi aoristi medi concordati con il soggetto Ἀλκμέων; esprimono le azioni preliminari compiute prima dell'entrata nel tesoro.
Compare nel periodo 3.
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Ἐσπεσὼν … πλησάμενος … διαπάσας … λαβὼν … μὲν
Ἐσπεσὼν, πλησάμενος, διαπάσας, λαβὼν ed ἕλκων sono participi aoristi e presenti che accumulano azioni in rapida successione prima del verbo principale ἐξέηκε, tecnica tipica della narrativa erodotea vivace.
Compare nel periodo 4.
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Ἰδόντα … Κροῖσον
→ vedendo Creso
Ἰδόντα è participio aoristo in accusativo concordato con τὸν Κροῖσον: forma un accusativo assoluto con valore temporale-causale, costrutto raro in greco ma attestato in Erodoto.
Compare nel periodo 6.
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τεθριπποτροφήσας
→ avendo allevato una quadriga
Il participio aoristo τεθριπποτροφήσας concorda con ὁ Ἀλκμέων e indica l'azione che precede e motiva la vittoria olimpica: 'avendo allevato una quadriga, vinse'.
Compare nel periodo 7.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἀλκμέων ὁ Μεγακλέας τοῖσι ἐκ Σαρδίων Λυδαῖσι παρὰ Κροίσου ἀπικνεομένοισι ἐπί τὸ χρηστήριον τὸ ἐν Δελφοῖσι συμπηρήκτωρ τε ἐγίνετο καὶ συνελάμβανε προθύμως· καὶ μιν Κροῖσος πυθόμενος τῶν Λυδῶν τῶν ἐς τὰ χρηστήρια φοιτώντων ἑωυτὸν εὖ ποίεειν μεταπέμπεται ἐς Σάρδις, ἀπικόμενον δὲ δωρέεται χρυσῷ τὸν ἂν δύνηται τῷ ἑωυτοῦ σώματι ἐξενείκασθαι ἐσάπαξ. Ὁ δὲ Ἀλκμέων ὧδε καὶ κόλπον βαθὺν καταλιπόμενος τοῦ κιθῶνος, κοθόρνους τοὺς εὕρισκε εὐρυτάτους ἐόντας ὑποδησάμενος, ἵε ἐς τὸν θησαυρὸν ἐς τὸν οἱ κατηγέοντο. Ἐσπεσὼν δὲ ἐς σωρὸν ψήγματος, πρῶτα μὲν παρέσαξε παρὰ τὰς κνήμας τοῦ χρυσοῦ ὅσον ἐχώρεον οἱ κόθορνοι, μετὰ δὲ τὸν κόλπον πάντα πλησάμενος χρυσοῦ καὶ ἐς τὰς τρίχας τῆς κεφαλῆς διαπάσας τοῦ ψήγματος καὶ ἄλλο λαβὼν ἐς τὸ στόμα ἐξέηκε ἐκ τοῦ θησαυροῦ, ἕλκων μὲν μόγις τοὺς κοθόρνους, παντὶ δέ τευ οἰκὼς μᾶλλον ἢ ἀνθρώπῳ· τοῦ τέ τε στόμα ἐβέβυστο καὶ πάντα ἐξώγκωτο. Ἰδόντα δὲ τὸν Κροῖσον γέλως ἐσῆλθε, καί οἱ πάντα τε ἐκεῖνα δίδοι καὶ πρὸς ἕτερα δωρέεται οὐκ ἐλάσσω ἐκείνων. Οὕτω μὲν ἐπλούτησε ἡ οἰκίη αὕτη μεγάλως, καὶ ὁ Ἀλκμέων οὗτος οὕτω τεθριπποτροφήσας Ὀλυμπιάδα ἀναιρέεται.
Alcmeone, figlio di Megacle, si faceva aiutante e assisteva con zelo i Lidi che venivano da Sardi presso Creso per recarsi all'oracolo di Delfi;
Creso, avendo saputo dai Lidi che frequentavano gli oracoli che costui lo trattava bene, lo fa chiamare a Sardi e, una volta giunto, lo ricompensa con tanto oro quanto riesca a portare via in una sola volta con il proprio corpo.
Alcmeone allora, avendo lasciato ampia la piega della tunica e calzati i coturni che trovava i più larghi possibile, si avviò verso il tesoro nel quale veniva condotto.
Piombato su un mucchio di polvere d'oro, prima stipò lungo le gambe tanto oro quanto contenevano i coturni, poi, avendo riempito tutta la piega del mantello d'oro e avendo cosparso la polvere d'oro nei capelli del capo e preso altro in bocca, uscì dal tesoro, trascinando a fatica i coturni e somigliando a qualunque cosa piuttosto che a un uomo;
la bocca era rigonfia e tutto era gonfio.
Vedendo Creso, la risata lo colse, e gli diede tutto ciò e in aggiunta lo ricompensò con altri doni non inferiori a quelli.
Così questa famiglia si arricchì grandemente, e questo Alcmeone, avendo allevato una quadriga, vinse ai giochi olimpici.
121 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Alcmeone, figlio di Megacle, per i Lidi che venivano da Sardi'. In Erodoto, Storie VI 125, Alcmeone aveva assistito con zelo gli ambasciatori lidi inviati a consultare l'oracolo di Delfi, guadagnandosi così il favore di Creso.
Creso invita Alcmeone a Sardi e gli concede di portare via tutto l'oro che riesce a reggere in una sola uscita dal tesoro reale. La scena che ne segue, con Alcmeone che riempie stivali larghi, seno della tunica e persino i capelli di polvere d'oro, è uno dei momenti più vivaci e ironici delle Storie.
I coturni (κόθορνοι) erano stivali alti con apertura ampia, usati dagli attori tragici; Alcmeone ne sceglie i più larghi possibile per massimizzare la quantità d'oro nascosta intorno alle gambe. Il dettaglio rivela l'astuzia del personaggio e conferisce al racconto un tono ironico, quasi farsesco, che Erodoto usa deliberatamente per colorire la storia degli Alcmeonidi.
Lo stesso passo (Alcmeone e Creso) lo trovi qui: