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Allos Idem · Vol. unico · pag. 87 · versione T15
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Versione d’autore: Erodoto, Storie
Erodoto racconta nelle Storie la controversa nascita di Demarato, re di Sparta. Quando il figlio chiede alla madre chi fosse il suo vero padre, ella racconta di come, la terza notte dopo le nozze con Aristonte, le fosse apparso un fantasma con le fattezze del marito che le aveva posto le corone sul capo. Il fantasma era poi scomparso, e quando Aristonte arrivò, non riconobbe le corone come proprie. I manteïs identificarono infine il padre nel semidio Astrabaco.
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Figlio mio, poiché mi supplichi con preghiere di dire la verità, tutta la verità ti sarà detta. Quando Aristonte mi condusse in casa sua, alla terza notte dalla prima mi apparve un fantasma con le fattezze di Aristonte, e dopo essersi coricato con me mi pose sul capo le corone che aveva. E quello se ne andò, poi arrivò Aristonte. Quando mi vide con le corone, chiese chi me le avesse date. Io dissi che era stato lui, ma lui negò; io allora giurai, dicendo che faceva male a negare, poiché poco prima era venuto, si era coricato con me e mi aveva dato le corone. Vedendo che giuravo, Aristonte capì che la faccenda era di origine divina. E da una parte risultò che le corone venivano dall'heroon che si trova presso le porte del cortile, quello che chiamano di Astrabaco, dall'altra i manteïs dichiararono che si trattava dello stesso eroe. Così, figlio mio, hai tutto ciò che vuoi sapere: o sei nato da questo eroe e tuo padre è l'eroe Astrabaco, oppure da Aristonte; in quella notte infatti ti ho concepito.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
φάσμα εἰδόμενον Ἀρίστωνι
→ un fantasma con le fattezze di Aristonte
εἰδόμενον Ἀρίστωνι è un participio modale che descrive il modo in cui il fantasma si presentava: 'avendo l'aspetto di Aristonte'. Il dativo Ἀρίστωνι dipende dal participio di εἴδομαι ('sembrare, avere le fattezze di').
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
εἰρώτα τίς εἴη
→ chiese chi me le avesse date
εἰρώτα introduce un'interrogativa indiretta: τίς εἴη è il nucleo, con l'ottativo obliquo (εἴη da εἰμί) che marca la dipendenza. Il relativo ὅ … δούς è la proposizione relativa con antecedente interno.
Compare nel periodo 4.
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ἔμαθε ὡς θεῖον εἴη
→ capì che la faccenda era di origine divina
ἔμαθε introduce una completiva con ὡς + ottativo in obliqua: modo ottativo che segnala dipendenza da un verbo di conoscenza al passato. Tipica costruzione erodotea per il discorso indiretto.
Compare nel periodo 6.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ὦ παῖ, ἐπείτε με λιτῇσι μετέρχεαι εἰπεῖν τὴν ἀληθείην, πᾶν ἐς σέ κατειρήσεται τὠληθές. Ὡς με ἠγάγετο Ἀρίστων ἐς ἑωυτοῦ, νυκτὶ τρίτῃ ἀπὸ τῆς πρώτης ἦλθέ μοι φάσμα εἰδόμενον Ἀρίστωνι, συνευνηθὲν δὲ τοὺς στεφάνους τοὺς εἶχε ἐμοὶ περιετίθει. Καὶ τὸ μὲν οἰχώκεε, ἧκε δὲ μετὰ ταῦτα ὁ Ἀρίστων. Ὡς δέ με εἶδε ἔχουσαν στεφάνους, εἰρώτα τίς εἴη ὅ μοι δούς. Ἐγὼ δὲ ἐφάμην ἐκεῖνον· ὁ δὲ οὐκ ὑπεδέκετο· ἐγὼ δὲ κατωμνύμην, φαμένη αὐτὸν οὐ καλῶς ποιέειν ἀπαρνεόμενον· ὀλίγῳ γάρ τι πρότερον ἐλθόντα καὶ συνευνηθέντα δοῦναί μοι τοὺς στεφάνους. Ὁρέων δέ με κατωμνυμένην ὁ Ἀρίστων ἔμαθε ὡς θεῖον εἴη τὸ πρῆγμα. Καὶ τοῦτο μὲν οἱ στέφανοι ἐφάνησαν ἐόντες ἐκ τοῦ ἡρώιου τοῦ παρὰ τῇσι θύρῃσι τῇσι αὐλείῃσι ἱδρυμένου, τὸ καλέουσι Ἀστραβάκου, τοῦτο δὲ οἱ μάντιες τὸν αὐτὸν τοῦτον ἥρωα ἀναίρεον εἶναι. Οὕτω, ὦ παῖ, ἔχεις πᾶν ὅσον τι καὶ βούλεαι πυθέσθαι· ἢ γὰρ ἐκ τοῦ ἥρωος τούτου γέγονας καί τοι πατήρ ἐστι Ἀστράβακος ὁ ἥρως, ἢ Ἀρίστων· ἐν γάρ σε τῇ νυκτὶ ταύτῃ ἀναιρέομαι.
Figlio mio, poiché mi supplichi con preghiere di dire la verità, tutta la verità ti sarà detta.
Quando Aristonte mi condusse in casa sua, alla terza notte dalla prima mi apparve un fantasma con le fattezze di Aristonte, e dopo essersi coricato con me mi pose sul capo le corone che aveva.
E quello se ne andò, poi arrivò Aristonte.
Quando mi vide con le corone, chiese chi me le avesse date.
Io dissi che era stato lui, ma lui negò; io allora giurai, dicendo che faceva male a negare, poiché poco prima era venuto, si era coricato con me e mi aveva dato le corone.
Vedendo che giuravo, Aristonte capì che la faccenda era di origine divina.
E da una parte risultò che le corone venivano dall'heroon che si trova presso le porte del cortile, quello che chiamano di Astrabaco, dall'altra i manteïs dichiararono che si trattava dello stesso eroe.
Così, figlio mio, hai tutto ciò che vuoi sapere: o sei nato da questo eroe e tuo padre è l'eroe Astrabaco, oppure da Aristonte; in quella notte infatti ti ho concepito.
118 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Figlio mio, poiché mi supplichi con preghiere di dire la verità'. ἐπείτε introduce una causale temporale, λιτῇσι è dativo strumentale ('con preghiere'), μετέρχεαι è il presente di μέτειμι/μετέρχομαι con valore di 'inseguire, pressare'.
Erodoto lascia deliberatamente ambigua l'identità del visitatore notturno: la madre racconta che il φάσμα aveva le fattezze di Aristonte (εἰδόμενον Ἀρίστωνι). I manteïs concluderanno che il padre biologico è l'eroe Astrabaco (Ἀστράβακος), il cui heroon si trovava presso le porte del cortile. La scena mescola credenza nel soprannaturale e incertezza di paternità con valenza politica.
La questione della legittima nascita di Demarato aveva implicazioni politiche enormie: egli era stato re di Sparta ed era stato deposto. La madre afferma che può essere figlio o dell'eroe Astrabaco o di Aristonte, 'in quella notte ti concepii'. La doppia paternità serviva a Erodoto per mostrare come anche i Greci usassero genealogie divine per legittimare o delegittimare figure di potere.
Lo stesso passo (Una madre rivela al figlio le circostanze del suo concepimento) lo trovi qui: