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latino · Fedro
Fedro · Fabulae
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Fedro, favolista latino del I secolo d.C., racconta in questa favola delle Fabulae uno scambio pungente tra un asinello e un cinghiale incontrato per caso. L'asinello lo chiama beffardamente «fratello» e, quando il cinghiale si offende, ribatte con una battuta scurrile sulla somiglianza tra i due musi. Il cinghiale, pur potendo vendicarsi facilmente, si trattiene per non sporcarsi con un sangue che giudica indegno: la favola mette in guardia da chi cerca una risata a spese altrui.
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Spesso gli stolti, mentre cercano una risata leggera, colpiscono altri con una grave offesa, e procurano a se stessi un pericolo dannoso. Essendosi imbattuto in un cinghiale, l'asinello disse: «Salve, fratello». Quello, indignato, respinge il saluto e chiede perché voglia mentire così? L'asino, abbassato il membro, ribatte: «Se neghi che io sia simile a te, di certo questo è simile al tuo grugno». Il cinghiale, pur volendo sferrare un nobile assalto, represse l'ira e disse: «La vendetta mi è facile, ma non voglio contaminarmi con sangue vile».
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01
I costrutti e le regole di questo passo. Apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
demisso peneabbassato il membro
«demisso pene» (participio + nome in ablativo) esprime un'azione simultanea, mentre abbassa il membro, senza legami sintattici con il resto della frase.
Nel periodo 3.
cum velletpur volendo
«cum vellet» (cum e congiuntivo) ha valore concessivo: pur volendo, sebbene volesse, introduce un contrasto con la reazione controllata del cinghiale.
Nel periodo 4.
02
Periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati. Il testo originale pulito è il primo blocco.
Plerumque stulti, risum dum captant levem, gravi destringunt alios contumelia, et sibi nocivum concitant periculum. Asellus apro cum fuisset obvius, ‘Salve’ inquit ‘frater’. Ille indignans repudiat officium, et quaerit cur sic mentiri velit? Asinus demisso pene ‘Similem si negas tibi me esse, certe simile est hoc rostro tuo’. Aper, cum vellet facere generosum impetum, repressit iram et ‘Facilis vindicta est mihi: sed inquinari nolo ignavo sanguine’.
Spesso gli stolti, mentre cercano una risata leggera, colpiscono altri con una grave offesa, e procurano a se stessi un pericolo dannoso.
Essendosi imbattuto in un cinghiale, l'asinello disse: «Salve, fratello».
Quello, indignato, respinge il saluto e chiede perché voglia mentire così? L'asino, abbassato il membro, ribatte: «Se neghi che io sia simile a te, di certo questo è simile al tuo grugno».
Costrutti: Ablativo assoluto
Il cinghiale, pur volendo sferrare un nobile assalto, represse l'ira e disse: «La vendetta mi è facile, ma non voglio contaminarmi con sangue vile».
Costrutti: Cum concessivo
03
62 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
04
Si traduce «Spesso gli stolti, mentre cercano una risata leggera»: è l'incipit della favola Asinus et Aper di Fedro (Fabulae 1,29), che introduce subito la morale contro chi scherza a spese altrui.
Lo fa per scherno, alludendo a una presunta somiglianza fisica tra i due musi: nella favola Asinus et Aper delle Fabulae di Fedro la battuta dell'asino è pensata per umiliare il cinghiale con una risata a buon mercato.
Perché, pur potendo farlo facilmente, giudica indegno sporcarsi con il sangue di una creatura vile: Fedro usa questo gesto di autocontrollo per contrapporre la nobiltà del cinghiale alla bassezza di chi cerca risate facili.