Caricamento…
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I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
6, 399, 403
I Romani, impadronitisi delle mura, piantarono le insegne sulle torri e, tra applausi e gioia, intonavano il peana per la vittoria, avendo trovato la fine della guerra molto più lieve del suo inizio. Saliti infatti senza spargimento di sangue sull'ultima cinta muraria, non riuscivano a crederci, e, non vedendo alcun avversario, erano davvero perplessi. Riversatisi con le spade sguainate per le strade, uccidevano senza pietà chiunque incontrassero e davano alle fiamme, con tutti gli abitanti dentro, le case di quelli che fuggivano insieme. Devastandone molte, ogni volta che entravano per saccheggiarle, trovavano intere famiglie di morti e le stanze piene dei cadaveri di chi era perito di fame, e allora, inorriditi alla vista, uscivano a mani vuote.
6, 409, 413
Entrato dentro la città, Tito ammirò sia le altre fortificazioni della città sia le torri, che i tiranni per stoltezza avevano lasciato in piedi. Vedendo dunque la loro compatta altezza, la grandezza di ciascun blocco, la precisione del connubio delle pietre, e quanto fossero ampie e quanto alte nella loro elevazione, disse: «Abbiamo davvero combattuto con l'aiuto di un dio, e un dio è stato colui che ha scacciato i Giudei da queste fortezze, poiché che cosa possono mani umane o macchine contro queste torri?» Allora dunque disse molte cose simili agli amici, e liberò i prigionieri dei tiranni, quanti erano stati trovati nelle fortezze. Poi, distruggendo il resto della città e demolendo le mura, lasciò invece queste torri come monumento della propria fortuna, servendosi della quale come compagna d'armi aveva conquistato ciò che non poteva essere preso.
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