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latino · Tacito
Tacito · Annales
Negli Annales Tacito tratta con acume la questione della successione augustea, uno dei nodi più oscuri della storia imperiale. In questo passo, tratto dal libro I, il narratore illustra come Augusto avesse dapprima designato Gaio e Lucio Cesare, figli di Agrippa, ma come la loro morte prematura, attribuita al fato o all'astuzia di Livia, avesse aperto la strada a Tiberio. Tacito mostra la noverca Livia come forza che orienta le scelte del vecchio imperatore, fino all'adozione di Tiberio e all'imposizione di Germanico come erede di riserva.
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Infatti Augusto aveva introdotto nella famiglia dei Cesari Gaio e Lucio, nati da Agrippa, e, non ancora deposta la toga pretesta infantile, aveva desiderato con grandissimo ardore che fossero chiamati principi della gioventù e designati consoli, pur fingendo di rifiutare. Quando Agrippa morì, la morte prematura per destino, o l'astuzia della matrigna Livia, portò via Lucio Cesare mentre si recava agli eserciti in Spagna e Gaio mentre tornava dall'Armenia indebolito da una ferita; ed essendo Druso da tempo morto, Nerone era il solo tra i figliastri, lì convergeva tutto: viene assunto come figlio, collega nell'impero, associato alla potestà tribunizia e mostrato in giro per tutti gli eserciti, non più per le oscure arti della madre come in precedenza, ma apertamente per suo incitamento. Aveva infatti talmente legato a sé il vecchio Augusto, che lo indusse a gettare in un'isola, quella di Planasia, l'unico nipote Agrippa Postumo, certamente rozzo nelle buone arti e brutalmente feroce per la forza del corpo, ma non trovato colpevole di alcun delitto. Ma, per Ercole, impose Germanico, nato da Druso, al comando di otto legioni sul Reno e ordinò che fosse cooptato per adozione da Tiberio, benché in casa di Tiberio vi fosse un figlio giovane, ma affinché potesse contare su un maggior numero di sostegni.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
Gaium … Lucium … appellari destinari
→ che fossero chiamati principi della gioventù e designati consoli
«appellari» e «destinari consules» sono infiniti passivi dipendenti da «cupiverat»: il soggetto dell'infinitiva è «Gaium ac Lucium» in accusativo, costrutto tipico dei verba voluntatis.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Drusoque … extincto
→ essendo Druso da tempo morto
«Drusoque pridem extincto» è un ablativo assoluto con participio perfetto passivo «extincto» concordato con «Druso»: esprime una causa/temporale («essendo Druso da tempo morto») e motiva perché Nerone fosse l'unico figliasto rimasto.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Ablativo assolutoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
adeo uti … proiecerit
→ aveva talmente legato a sé… che lo indusse a gettare
«adeo… uti… proiecerit» è una proposizione consecutiva introdotta da «adeo» nella principale e «uti» (= ut) nella subordinata, con congiuntivo perfetto. Esprime la conseguenza dell'influsso di Livia su Augusto.
Compare nel periodo 3.
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quo pluribus … insisteret
→ affinché potesse contare su un maggior numero di sostegni
«quo pluribus munimentis insisteret» è una finale introdotta da «quo» + comparativo («pluribus»), costrutto classico per esprimere lo scopo quando la subordinata contiene un comparativo.
Compare nel periodo 4.
Scheda completa: Proposizione finale con quoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Nam Augustus genitos Agrippa Gaium ac Lucium in familiam Caesarum induxerat, necdum posita puerili praetexta principes iuventutis appellari, destinari consules specie recusantis flagrantissime cupiverat. Ut Agrippa vita concessit, Lucium Caesarem euntem ad Hispanienses exercitus, Gaium remeantem Armenia et vulnere invalidum mors fato propera vel novercae Liviae dolus abstulit, Drusoque pridem extincto Nero solus e privignis erat, illuc cuncta vergere: filius, collega imperii, consors tribuniciae potestatis adsumitur omnisque per exercitus ostentatur, non obscuris, ut antea, matris artibus, sed palam hortatu. Nam senem Augustum devinxerat adeo, uti nepotem unicum Agrippam Postumum, in insulam Planasiam proiecerit, rudem sane bonarum artium et robore corporis stolide ferocem, nullius tamen flagitii compertum. At hercule Germanicum Druso ortum octo apud Rhenum legionibus imposuit adscirique per adoptionem a Tiberio iussit, quamquam esset in domo Tiberii filius iuvenis, sed quo pluribus munimentis insisteret.
Infatti Augusto aveva introdotto nella famiglia dei Cesari Gaio e Lucio, nati da Agrippa, e, non ancora deposta la toga pretesta infantile, aveva desiderato con grandissimo ardore che fossero chiamati principi della gioventù e designati consoli, pur fingendo di rifiutare.
Quando Agrippa morì, la morte prematura per destino, o l'astuzia della matrigna Livia, portò via Lucio Cesare mentre si recava agli eserciti in Spagna e Gaio mentre tornava dall'Armenia indebolito da una ferita; ed essendo Druso da tempo morto, Nerone era il solo tra i figliastri, lì convergeva tutto: viene assunto come figlio, collega nell'impero, associato alla potestà tribunizia e mostrato in giro per tutti gli eserciti, non più per le oscure arti della madre come in precedenza, ma apertamente per suo incitamento.
Aveva infatti talmente legato a sé il vecchio Augusto, che lo indusse a gettare in un'isola, quella di Planasia, l'unico nipote Agrippa Postumo, certamente rozzo nelle buone arti e brutalmente feroce per la forza del corpo, ma non trovato colpevole di alcun delitto.
Ma, per Ercole, impose Germanico, nato da Druso, al comando di otto legioni sul Reno e ordinò che fosse cooptato per adozione da Tiberio, benché in casa di Tiberio vi fosse un figlio giovane, ma affinché potesse contare su un maggior numero di sostegni.
122 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «Infatti Augusto aveva introdotto nella famiglia dei Cesari Gaio e Lucio, nati da Agrippa». Tacito apre con questo «Nam» esplicativo per mostrare il piano successorio originario di Augusto negli Annales, prima che le morti premature lo vanificassero.
Livia è la moglie di Augusto e madre di Tiberio da un precedente matrimonio: Tacito la chiama «noverca» (matrigna) rispetto ai nipoti di Augusto. Negli Annales I,3 è presentata come la vera artefice della scalata di Tiberio al principato, capace di influenzare le decisioni del vecchio Augusto attraverso le sue «artes».
Secondo Tacito, Augusto volle che Tiberio adottasse Germanico (figlio di Druso, fratello di Tiberio) perché potesse contare su un maggior numero di sostegni («quo pluribus munimentis insisteret»). In questo modo la successione aveva una doppia garanzia, pur essendo già presente un figlio naturale di Tiberio in casa.
Lo stesso passo (Livia e la successione ad Augusto) lo trovi qui: